sabato 7 gennaio 2017

Il Tricolore compie 220 anni. Ecco come è nato

Oggi le celebrazioni a Reggio Emilia, alla presenza del presidente Mattarella. Ma dalla Repubblica Cispadana a oggi, la bandiera è cambiata più volte

Si festeggia oggi il 220esimo anniversario del tricolore verde-bianco-rosso, che – come sancito dall’articolo 12 della Costituzione – rappresenta la bandiera italiana. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha aperto stamattina le celebrazioni a Reggio Emilia, dove sfilerà per le vie della città un enorme drappo lungo proprio 1797 metri (come l’anno di nascita del vessillo).
A utilizzare per la prima volta il tricolore furono i giacobini italiani, che si ispirarono alla bandiera utilizzata dai rivoluzionari francesi a partire dal 1790. I primi documenti ufficiali fanno risalire l’utilizzo del vessillo verde, bianco e rosso alla prima campagna d’Italia di Napoleone, alla quale contribuirono anche molti giacobini nostri connazionali. Il tricolore fu inserito quindi nello stemma ufficiale della Legione Lombarda, voluta dall’imperatore francese.


L’uso si diffuse rapidamente, insieme con le vittorie delle truppe napoleoniche nella nostra penisola. Finché, il 27 dicembre 1796, a Reggio Emilia (in quella che poi assunse il nome di ‘Sala del Tricolore’, che oggi ospita il consiglio comunale della città) 110 delegati provenienti da Bologna, Ferrara, Modena e la stessa Reggio decretarono la nascita della Repubblica Cispadana, adottando una propria Costituzione. Pochi giorni dopo, il 7 gennaio 1797, su proposta del lughese Giuseppe Compagnoni, la neonata Repubblica adottò il tricolore come propria bandiera nazionale. Per la prima volta, quindi, il vessillo si sganciò da un significato prettamente militare e divenne un simbolo più propriamente politico.

La disposizione dei colori era allora differente (le bande erano orizzontali, anziché verticali, con il rosso in alto, seguito dal bianco e dal verde in basso).

Con la fusione tra le Repubbliche Cispadana e Transpadana, nacque nel giugno dello stesso anno la Repubblica Cisalpina, che confermò la scelta del tricolore, con le bande ancora orizzontali, ma stavolta con il verde in alto e il rosso in basso. Finché, l’11 maggio 1798, il Gran Consiglio decise di adottare definitivamente la bandiera così come la conosciamo oggi, con bande verticali, il verde adiacente all’asta, quindi il bianco e il rosso.

La sua storia rimase comunque travagliata, non solo per le variazioni di forma (dal 1802 al 1805, ad esempio, la Repubblica Italiana costituita dalla Francia napoleonica adottò i tre quadrati che hanno poi ispirato lo stendardo ufficiale utilizzato attualmente dal Capo dello Stato, che svetta sul Quirinale insieme alle bandiere italiana ed euroea) ma soprattutto per ragioni politiche: il ritorno dei regimi assolutistici dopo la caduta di Napoleone riportò il tricolore in clandestinità, diventando il simbolo dei rivoluzionari che animarono i moti che attraversarono la penisola.

Nel 1848, il tricolore assunse una conformazione quasi definitiva, con l’inserimento al centro dello stemma sabaudo: diventata così la bandiera ufficiale del Regno di Sardegna, sarà poi adottata anche dal Regno d’Italia (1861). Solo nel 1946, con la nascita della Repubblica, lo stemma della Casa sabauda sparirà e nel 1948 la nuova Costituzione concederà il massimo riconoscimento al vessillo, inserendolo tra i principi fondamentali, nell’articolo 12: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

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